sabato 24 gennaio 2015

Civita di Bagnoregio, storia e leggende della città che muore

Civita di Bagnoregio è una città origini etrusche, arrivata a noi, ormai abitata da solo da una decina di persone ed in ottimo stato di conservazione. Abbandonata tra la fine del 1600 e la fine del 1700 per via dell'erosione che la stava facendo crollare, oggi è un museo medievale a cielo aperto. Imperdibili sono la chiesa di San Donato (il duomo) e la porta Santa Maria, ma anche le bellissime case tipicamente medievali.
Quando gli Etruschi arrivarono nell’attuale valle dei Calanchi, 2.500 anni fa, trovarono forse un piccolo villaggio situato in quell’altopiano fitto di vegetazione e compreso tra i due fiumi, il rio Chiaro e il rio Torbido. Era una zona ottima per costruire una città perché vicina al fiume tevere, ed alle altre più importanti vie commerciali e di comunicazione del tempo, ma anche per la presenza dell’acqua e, forse, anche delle terme naturali.
Fu così che gli Etruschi costruirono l’attuale Bagnoregio e la valorizzarono con la creazione di nuove vie di comunicazione, rendendola città strategicamente molto importante per molti secoli. Dovettero fronteggiare anche il problema dei terremoti e degli smottamenti, ma lo fecero egregiamente eseguendo dei lavori per arginare i due fiumi e per il corretto deflusso delle acque piovane. Tali opere vennero poi continuate anche dai romani, loro successori. 
Bagnoregio, divisa nei suoi due quartieri, la Civita e Rotha (o Rota), fù terra molto importante e ambita, città dal carattere battagliero e rivoltoso, polo molto importante del commercio della zona. Qui passarono personaggi di un certo spessore e si alternarono domini di popoli potenti. Solo la furia della natura poté abbatterne la grandezza e lasciarla fantasma e quasi del tutto disabitata.

Il territorio

Come dicevamo, Civita si erge su una vallata formata dai due fiumi, il rio Chiaro e il rio Torbido, al confine con l’Umbria, in una zona racchiusa dal lago di Bolsena, la valle del Tevere e non lontano da Viterbo e dall’amata e odiata Orvieto. Lo sperone di tufo e argilla su cui è stata costruita la città è alto 443 mt ed è collegato alla città di Bagnoregio solo tramite un ponte lungo 300 mt. Tutto intorno, la splendida valle dei Calanchi, che prende il nome dalle creste argillose formatesi con l’erosione e che a guardarle sembrano degli artefatti, non dei prodotti di Madre Natura. Si può solo immaginare come potesse essere quel territorio meno aspro e ricco di vegetazione. Per arrivare a Civita, si deve forzatamente passare all’interno della città sorella di Bagnoregio, da cui si può proseguire esclusivamente a piedi. Un tempo, Civita e Bagnoregio erano due facce della stessa città. La prima, né era il centro vitale, mentre la seconda né era un quartiere, la Rota.

L’Erosione: effetti e cause

I successori degli antichi romani non prestarono la stessa attenzione alle opere di canalizzazione dell’acqua piovana, né alla gestione dei due fiumi e dei loro argini. Questo fù il primo fattore che scatenò l’erosione accelerando notevolmente i suoi effetti. I popoli che abitarono qui procedettero ad una meticolosa opera di disboscamento: vennero estirpati sia gli alberi che le loro radici, la copertura e protezione, ma anche i rinforzi naturali del sottosuolo. Così facendo il terreno sottostante venne esposto alle intemperie ed all’erosione da parte dei due fiumi.

Il ponte: una storia a parte

Civita e Bagnoregio erano originariamente collegate da un lembo di terra, ponte naturale tra i due quartieri, che crollò con il terremoto del 1794. Venne sostituito in seguito da un ponte in muratura, il quale venne distrutto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Nel 1964, forse a causa dei frequenti smottamenti del terreno o forse i lavori non erano stati fatti correttamente, ancor prima di essere inaugurato il nuovo ponte appena ricostruito crollò. Un anno dopo, nel 1965 finalmente il collegamento tra le due cittadine vide la luce ed è tutt’ora in uso.
L’unica via d’accesso a Civita passa dall’attuale Bagnoregio ed attraversa il ponte, lungo circa 300 metri e con alcuni tratti in forte pendenza. Percorso faticoso, ma comunque, non proibitivo, con una splendida vista panoramica sulla valle dei Calanchi.

Cosa c’è da vedere a Civita

Quando si varca la splendida porta d’ingresso alla città, sembra quasi di fare un salto nel passato di qualche centinaio d’anni. Le case basse tipiche del medioevo, la pavimentazione, gli edifici, l’atmosfera. Tutto sembra raccontarci com’era la città che muore quando era “viva” e popolata.
Sono diversi i locali e ristoranti che propongono prodotti tipici della zona. Noi abbiamo mangiato delle ottime zuppe, facenti parte di un conveniente menu turistico. Tutti questi locali, i bed and breakfast e l’alto numero di turisti mostrano una città viva, non proprio fantasma come romanticamente la si racconta, a discapito dell’esiguo numero di abitanti residenti (una decina, da quanto ci hanno detto).
La porta Santa Maria, l’unica rimasta delle cinque originali, immette direttamente in città. Trovandosi ad osservare la porta rimanendo fuori dal borgo, sui lati si possono vedere due bassorilievi molto simili tra loro. Entrambi raffigurano un leone che tiene tra le zampe la testa di un uomo. Gli abitanti della città lì dedicarono alla rivolta della città, insorta per cacciare gli allora padroni, i Monaldeschi, colpevoli di frodi finanziarie nei confronti del popolo, evento importantissimo nella storia di Bagnoregio che divenne da quel momento libero comune.
Di grande interesse, il duomo: la chiesa di San Donato che si trova nella piazza principale della città in cui è contenuto il crocifisso di legno utilizzato per la processione del Cristo Morto, e le reliquie di Santa Vittoria che fino a metà del 800 era la patrona della città.
Da vedere anche i vari palazzi rinascimentali, le botteghe ed i bellissimi panorami. L’attenzione ai particolari rende l’escursione in Civita una vera passeggiata nel tempo.

Il nome della città

Nel 599 , in una lettera ufficiale che papa Gregorio Magno inviò al vescovo di Chiusi per comunicare la nomina del nuovo vescovo della città di Balneum Regis (Bagno del Re), ed è questa la prima memoria storica del nome di Bagnoregio. Il nome viene dalle acque termali qui presenti in quell’epoca, che la leggenda descrive come portentose, al punto che avrebbero guarito da una malattia molto grave il re longobardo Desiderio. Secondo questa leggenda, sarebbe stato proprio Desiderio a battezzare la città, anche se la lettera papale di cui sopra sembra smentire questa vicenda, visto che questi fu re dei Longobardi e re d’Italia dal 756 al 774.

Il decadimento

La fortuna di Civita di Bagnoregio, la vicinanza alle principali vie di commercio fu anche la primaria fonte di problemi, infatti al crollo dell’impero romano fece si che Civita divenne terra di conquista e scorribande per molte popolazioni barbariche, nonché alle molteplici dominazioni che qui si susseguirono (goti, longobardi, Monaldeschi e in più riprese il papato e la chiesa).
Nel 1695 un terremoto andò ad aggiungersi agli effetti già catastrofici dell’erosione e causò moltissimi danni alla città di Bagnoregio, ai suoi palazzi ed alle sue strade, tanto che molta gente decise di andare via. Circa un secolo dopo, nel 1794 un secondo terremoto completò l’opera facendo crollare anche lo stretto ponte naturale che collegava la Civita a Bagnoregio. A questo punto, la quasi totalità della popolazione emigra nell’attigua Rota, abbandonando per sempre la “città che muore”.

Eventi e feste di Civita

Ci sono alcune importanti ricorrenze che vengono festeggiate dalla popolazione proprio all’interno della città antica di Civita. Il sapore medievale di tali feste le rende delle attrazioni molto senite:
  1. La festa più importante e maggiormente sentita delle città di Civita e Bagnoregio è la processione del Cristo Morto, che avviene il giorno del venerdi santo: dopo la funzione che si tiene nella chiesa di S.Donato, il crocifisso in legno in essa conservato viene portato in processione fino al vecchio quartiere della Rota ed entro mezzanotte deve essere riportato in Civita, altrimenti l’attiguo quartiere se né impossessa.
  2. Due volte l’anno, la prima domenica di giugno e la seconda di settembre, Civita ospita un evento davvero molto caratteristico. All’interno della piazza principale della città, si tiene il Palio della Tonna, in cui i fantini, rappresentanti delle varie contrade, montano degli asini e si sfidano in una rocambolesca corsa, sostenuti dall’accanito e divertito tifo dell’intera popolazione.
  3. Nel periodo natalizio, viene allestito all’interno della città un caratteristico presepe vivente, nel quale i cento figuranti in costume d’epoca rappresentano le vicende di Gesù, Maria e Giuseppe ambientate nello splendido scenario medievale della città vecchia. Come ci informava un grande cartello all’ingresso del borgo, nei giorni in cui c’è questo evento in città, l’entrata in Civita è a pagamento (5 euro).


Curiosità

Bagnoregio, oltre ad aver ricevuto nei secoli visite di importanti personaggi, ha dato i natali a personaggi di spicco per il nostro paese:
Intorno al 1220 nacque qui Giovanni Fidenza, che adottò come nome da monaco Bonaventura e divenne santo nel 1482; viene ritenuto uno dei padri dell’ordine francescano. Entrò nell’ordine dedicato a San Francesco proprio nel convento a lui dedicato che si trovava proprio in Bagnoregio, ma che ormai è andato completamente distrutto;
Nel 1896 nacque in Bagnoregio lo scrittore, autore di numerosi saggi e romanzi, Bonaventura Tecchi, il quale diede alla sua città l’appellativo di “Città che muore”.

I parcheggi

Per visitare Civita di bagnoregio in automobile, ci sono diverse possibilità di parcheggio. In Bagnoregio, a pochi metri dal ponte, c’è il parcheggio a pagamento dedicato alle automobili. Ad un km e mezzo circa, invece, c’è un ampio piazzale a cui si accede dalla strada provinciale 6 (GPS 42.62722 N – 12.09356 E) in cui le automobili possono parcheggiare gratuitamente, mentre pullman e camper devono pagare 5 euro al giorno. Dalla piazza è possibile prendere la navetta per la città oppure fare una piccola passeggiata a piedi, per nulla impegnativa. In questa piazza, i camper possono anche sostare durante la notte.

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